Perchè una associazione di promozione sociale?

Pubblichiamo il pensiero di Claudio Vandelli inerente al percorso che sta portando alla costituzione di una Associazione di utenti.

L’unità di intenti accomuna un insieme di persone che,in forma di volontariato o cooperative sociali,operano sul territorio.

LA PREVENZIONE,LA SANITÀ,LA SCUOLA,IL LAVORO,LA TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UOMO,credo rappresentino argomento di priorità assoluta,in un mondo talvolta dimentico della nostra dignità di persona,che,con ogni mezzo reso possibile ed impropriamente usato a beneficio di pochi,induce a passività e a credere,infine,nella perdita irreparabile di ogni valore.

Rinunciando all’espressione tangibile e concreta di sè,rinunciando a pensare e volere quella libertà che è esprimere idee proprie,cioè appropriate,siamo morti:in balìa di un  sistema che unicamente ci mercifica.

Occorre,ed è pensiero mio e desiderio di tanti altri,regire,scrollarsi di dosso le pastoie di quello che ai vertici è un unico regime,ottenere,e questo nessuno ce lo può impedire,di costituirci in persona giuridica,per poter aver voce nel sociale ben più di quanto abbiamo avuto finora.

Claudio Vandelli

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Un convegno per capire meglio un sacco di cose…

Ho partecipato al convegno di Trento sul disagio mentale. Avevo tante aspettative e molta curiosità. Volevo conoscere le diverse esperienze dei malati che arrivavano da tutta Italia, dei loro parenti, dei loro amici… Non sono rimasta delusa. Tutti hanno esposto le loro pene e sono emerse diverse problematiche. Non c’è stato posto per le lamentele ma tanta speranza e tante nuove idee da condividere e sperimentare insieme.

In particolare mi é piaciuto Ron Coleman, perché quello che diceva era in sintonia con ciò che sento. Ha parlato di consapevolezza e di responsabilità, ha detto che solo noi possiamo uscire dal buco nero dove ci troviamo, solo noi

possiamo e dobbiamo reagire alla malattia per cercare e trovare la strada della guarigione, naturalmente con l’aiuto prezioso dei medici,degli operatori territoriali e con l’apporto di strutture efficienti. Fino a pochi anni fa la guarigione era un argomento improponibile. La gente cosiddetta sana di mente non voleva avere contatti con noi. Ci giudicava e ci allontanava perché aveva paura della nostra malattia e degli aspetti umani e sociali conseguenti.

Ora abbiamo questa grande speranza che la legge Basaglia sta facendo diventare realtà. Dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze perché in fondo al tunnel si intravede la luce della possibile guarigione.

Franca Camilli