Il disagio psichico dei somali

somalia1Per chi non lo sapesse  la Somalia, il mio paese d’ origine , è in una condizione di guerra civile e instabilità politica da più di venti due anni.
Uccisioni di massa , stupri e non ultimo i pirati, hanno portato in ogni famiglia un morto, un mutilato o un matto.
Quest’ ultimi venivano legati ad un albero nella mura domestiche in modo che non andassero in giro e si beccassero un proiettile vagante.
Anche la diaspora somala in Italia e in Europa  li ha segnati.
Nei primi anni di guerra civile veniva chiesto il peso in scellini somali ad una persona che risiedeva all’ estero di un famigliare rapito.
Io personalmente conosco tanti miei connazionali in Italia che hanno depressione, paranoia e bipolarismo ma che hanno paura di andare
nei vari C.S.M. perché hanno paura dello stigma.
Hanno paura di essere definiti matti, hanno paura di se stessi,hanno paura di come sono diventati, perché in Somalia essere matto è sinonimo di reietto o di persona che non serve a nulla.

Ahmed

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EXTRATERRESTRE

Sogno son desto
Oppure sono un extraterrestre
Vorrei mettere i fiori nelle
bocche dei fucili dei carri armati
vorrei che le bombe d’aereo
fossero uova di cioccolato
vorrei un mondo diverso che gli
interessi strategici non ci fossero piu’
il male porta male con il conservatorismo
di una superiorità etnica.
Dico mai la paura dell’uomo dall’ uomo
porta al fascismo, all’ imperialismo al
razzismo e al neocolonialismo.
Ma questo è un sogno di tarda estate.
Presto si avvicina il fatidico giorno
in cui saro’ libero e saro’una bestia fra le
bestie gia mai il signore non voglia.

Ahmed

La terra del ” Leone di Giuda “

 

Ahmed ha passato quest’ estate  in Africa e ci ha portato la sua esperienza.

 

E che dire dell’Ethiopia, dal freddo altipiano abissino,alla calura del bassopiano somalo , dalla caotica e centralizzata Addis Abeba alla provinciale e città di frontiera che è Godey.

In poche parole dalla metropoli di terra nera al villaggio di terra rossa , coi suoi mille odori e mille spezie per le vie del “Suq “ nel mese sacro del “ Ramadan “.

Dove la gente ti accoglie come un fratello, un cugino o un amico perso e ritrovato.

Ho notato che ad Addis Abeba, la gente malata è lasciata a se stessa mendicando per la città e a Godey questo non accade, per il fatto del mutuo soccorso del clan ovvero ci pensa il clan di appartenenza a dargli da vitto e alloggio.

Ritorno da Muyeye

Fareassieme lla nostra scuola a Muyeye è un progetto di “Parole Ritrovate” e “Itake” per costruire una scuola superiore in Kenya.

Raccolti i fondi molti gruppi sono partiti per verificare i lavori. L’ultimo è partito il 12 Febbraio 2011 e noi vi riportiamo un racconto dell’esperienza.

Reportage della nostra avventura del nostro secondo viaggio in Africa.

Il viaggio

Arrivati a Verona abbiamo dovuto superare un problema che ci ha dato qualche pensiero, infatti mia figlia ha avuto un malore. E’ stata subito soccorsa dalla guardia medica dell’aeroporto, ma sia io che il resto del gruppo ci siamo preoccupati. Mancava poco più di un quarto d’ora al decollo e io e Manuela eravamo ancora nell’infermeria aeroportuale. Fortunatamente mia figlia si é ripresa e all’ultimo momento siamo riuscite ad imbarcarci con gli altri. Il resto del viaggio é stato tranquillo e siamo arrivati in orario a Mombasa.

All’aeroporto di Mombasa ci aspettava una coda di circa due ore per regolarizzare i nostri documenti; avevamo caldo ed eravamo stanchi. Superata l’immigrazione ci prepariamo per l’ultimo step: prendiamo il pulmino per andare all’hotel, ma ci sono volute altre due ore di viaggio!

L’hotel era semplice, ma accogliente e gradevole,pulito e circondato da un bel giardino con piscina, i camerieri erano gentili e disponibili,

alcuni di loro parlavano bene italiano. I bungalow erano dislocati in vari punti del giardino; all’interno c’era il bagno la cucina e un ampia camera da letto. All’esterno, dalla parte posteriore della camera, c’era un bel patio arredato con delle comode poltroncine, un tavolo con le sedie e la possibilità di stendere gli asciugamani.

Gli occhi dei bambini il sole il mare il vento

Mi sei piaciuta Africa,nonostante gli occhi dei tuoi bambini  che senza parlare, raccontavano tutta la loro storia di sofferenza dignitosa come solo un popolo può esserlo nella povertà. Africa con la tua rassegnazione, con la tua umiltà, con le tue capanne fatte di fango non mi hai fatto pensare con tristezza ad una situazione estrema, ma ho sentito l’inaccettabilità della tua condizione, di chi non ha mai tregua nella ricerca di una ragione per vivere e sperare in un domani migliore. Per la tua gente  non c’é interruzione ogni giorno si combatte per la sopravvivenza, la tua gente umile e quindi forte, sorridente e quindi fiduciosa, mai troppo triste, mai troppo furba, mai arrabbiata, vive con onestà verso sé stessa. Africa ti ho sentita grande come se tu fossi la madre del resto del mondo.. nel sole, nel mare e nel vento.

Momenti di verità

Il nostro gruppo si é comportato bene, abbiamo avuto qualche attrito come quasi sempre succede quando si vive in comunità, però abbiamo superato le contrarietà, perché ci siamo seduti in cerchio e abbiamo parlato apertamente della situazione un po’ stagnante che si era creata. Quasi tutti abbiamo partecipato, ognuno a modo suo ha spiegato cosa c’era che non andava tra di noi. C’é stato chi ha parlato di esclusione, chi di regole, chi di metodo e chi di comportamento. Alla fine della riunione ci siamo alzati con il cuore più leggero, almeno per me é stata un’esperienza di vita e un momento di verità che noi non abbiamo negato come invece succede quasi sempre. Di solito quando si verificano certe situazioni le persone tendono a sopportare e a tacere, così questi momenti preziosi vengono elusi, quasi ci fosse paura ad esporsi. Così ci tratteniamo dall’esprimere ciò che sentiamo veramente e per lo più perdiamo l’opportunità  di vivere la vita così come é, semplicemente così come é.

La scuola

La scuola é bella e spaziosa, alcuni corsi sono già operativi, ma mancano ancora  banchi, penne,  quaderni, insegnanti ecc. Durante l’incontro con il comitato della scuola il direttore ci ha chiesto altri finanziamenti per utilizzare al più presto tutta la struttura, in sostanza la scuola é molto bella, ma per il momento rimane carente di materiali. Inoltre i ragazzi che vogliono iscriversi devono aspettare la sovvenzione del governo. Nonostante i problemi la scuola ormai esiste e sarà un punto di riferimento per quelli che vogliono riscattare la propria esistenza.

E poi ho incontrato  Peter

Durante la festa per l’inaugurazione della scuola ho conosciuto Peter, un bambino di circa dieci anni, molto timido e insicuro lui non voleva nulla o almeno non chiedeva niente, mi ha chiesto come mi chiamavo e dopo averlo saputo ogni tanto mi chiamava e mi sorrideva. Aveva gli occhi grandi, neri e belli! Lui non chiedeva nulla, ma guardava con insistenza il mio capellino allora nonostante il divieto di fare regali gliel’ho dato e lui molto saggiamente se lo é messo in tasca. Alla sera prima di tornare al resort l’ho salutato e lui mi ha detto:”Domani domani” come a dire: ci vediamo domani! e chissà cos’altro voleva dirmi.

Il ritorno

Il viaggio di ritorno é stato tranquillo. Tutto ok. All’arrivo in aeroporto c’erano ad aspettarci Marco, Gilberto e Carlo che chiedevano a gran voce. “Come é andata, come é andata!” E’ andata bene! e già cominciavo a sentire il mal d’Africa…

P. s. Mia figlia ora sta bene, e abbiamo scoperto di che natura era il suo malore alla partenza: Erika aspetta un bambino, nascerà il

prossimo ottobre e si chiamerà Francesco o Francesca

Franca Camilli

comunque adesso un breve diario sulle attività svolte an Afrika. Continua a leggere

Fareassieme la nostra scuola a Muyeye

“Fareassiaeme la nostra scuola a Muyeye” è un progetto di Parole Ritrovate in collaborazione con Itake per costruire una scuola superiore professionale a Muyeye in Kenya.

Itake ha riscontrato la necessità della costruzione della scuola in uno dei suoi viaggi in Kenya per potere dare una speranza in più ai loro giovani.

La scuola comprenderà corsi professionali che si pensa possano servire ai giovani del posto come corsi di saldatura, di falegnameria, ecc. E’ un progetto a livello nazionale e noi di Modena abbiamo raccolto la nostra parte di fondi tramite varie iniziative come serate in locali (il “Vibra”), vendita cartoline, vendita magliette,ecc.

Poi siamo partiti per l’Africa, con il compito di controllare i lavori e portare i nostri fondi. Di Modena eravamo in 14 ma c’era tutta l’Emilia Romagna e in totale eravamo in 39 e durante la permanenza si sono aggiunti due di Napoli. É stata un’esperienza meravigliosa, contornata da diversi aspetti legati alla popolazione, come per esempio l’accoglienza dei bambini al nostro arrivo al complesso delle scuole che ci sono venuti incontro festosi e gioiosi.

Angelo