Poesia

Vi proponiamo una poesia di Daniele Ravaioli, con la passione per la scrittura, da poco entrato nelle Redazione Multimediale.

 

frittata volante

il cuoco,

il fuoco,

il camino.

la padella di alluminio

attaccata al muro.

ad un tratto

presi un uovo

e mettendola sul fuoco

mi preparai una frittata.

misi il burro,che frigolando

riempiva di profumo la stanza

nel frattempo,

sbattevo le uova col parmigiano

sale,e un goccio di latte.

che bello quando

lasciai cadere le uova

nella padella.

sciiiiiiii .

il rumore delle uova

era intenso ,

come un caldo abbraccio.

pensai : adesso la giro.

tolsi la padella dal fuoco,

e tenendola con il manico…

diedi un gran colpo.

e..la mia frittata dove’ ?

solo i miei furbacchioni

avevano capito dove era finita.

in soffitto.

non mi rimase altro che

prendere la scala

e buttarla a terra

tanto che come cadde

si tuffarono subito addosso

per accappararsi

il pane quotidiano.

pazienza,ne faro’ un’altra.

 

Daniele Ravaioli

 

 

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LA SPERANZA E’ L’ULTIMA A MORIRE

La malattia è uno svincolo
è una tragedia.
Il dolore, lo strazio di chi
soffre mentalmente e
fisicamente è immenso.
Quando il dottore non puo’
niente contro, li entra in
gioco l’amore che è speranza.

Ahmed

EXTRATERRESTRE

Sogno son desto
Oppure sono un extraterrestre
Vorrei mettere i fiori nelle
bocche dei fucili dei carri armati
vorrei che le bombe d’aereo
fossero uova di cioccolato
vorrei un mondo diverso che gli
interessi strategici non ci fossero piu’
il male porta male con il conservatorismo
di una superiorità etnica.
Dico mai la paura dell’uomo dall’ uomo
porta al fascismo, all’ imperialismo al
razzismo e al neocolonialismo.
Ma questo è un sogno di tarda estate.
Presto si avvicina il fatidico giorno
in cui saro’ libero e saro’una bestia fra le
bestie gia mai il signore non voglia.

Ahmed

Una storia di Recovery

Il nostro amico Francesco ci ha fatto partecipi delle sue vicissitudini e della sua malattia, con un racconto di vita che ha vinto il premio letterario “Storie di recovery” a Bolzano.

La Comissione giudicatrice ha motivato così il premio:

La storia di Francesco è un’esperienza di malattia raccontata con un linguaggio crudo, talora colto e talora prolisso assolutamente originale. Il racconto sulle crisi sono momenti di dolore, di fallimento, di esperienza emotiva devastante e di annichilimento che l’autore riesce a far “sentire” al lettore. Francesco esprime una capacità letteraria che porta a condividere il peso e l’angoscia della malattia e la paura del cambiamento rappresentato dall’attraversamento del ponte tra malattia e Recovery. È questo un ponte tibetano, fa paura anche solo pensare di attraversarlo, ogni passo è incerto, si rischia sempre di inciampare, di ricadere giù! Bisogna imparare a credere di potercela fare! Francesco ha saputo attraversarlo e noi con lui, leggendo il suo scritto abbiamo trasformato l’angoscia in speranza e la speranza in progetto!

Ecco qui di seguito l’incipit del racconto di Francesco

Sono depresso.
Lo psicologo dice che così non funziona, che non mi do nessuna possibilità, nessun futuro.
Che il messaggio che trasmetto al mio cervello è una sentenza “definitiva”.
Diverso se penso “sono in un momento depressivo”; in questo caso il messaggio sottintende un inizio e prima o poi una fine.
Bene, allora facciamo che sono in un momento depressivo, un lungo momento depressivo.
Poi, un mattino qualsiasi di questo momento depressivo, apro gli occhi e subito arriva la nausea per essermi ancora una volta svegliato, per dover vivere ancora una volta un altro giorno e quando
finalmente riesco ad alzarmi, a guardarmi allo specchio, allora mando serenamente a fare in culo
psicologo e momento depressivo, lungamente depressivo.
Non è che non capisco il significato e la differenza, oramai ne sono consapevole, però quando ci vuole ci vuole.
Così sono qui con il mio bel momento depressivo, lo considero un ospite sgradito ma inevitabile e quindi sto cercando di capire come conviverci.
Sì perché le variabili sono tante, anche se la sostanza è sempre la stessa, infatti a volte è emotiva-mente depressivo, con la lacrima sempre pronta al tuffo a bordo naso.
Oppure profondamente depressivo: quando sei così giù che se ti sfiora l’idea che domani potrebbe essere ancora peggio ti strafoghi di tavor e ti metti in stand by.
Poi l’immancabile sessualmente depressivo:quando vorresti ma non puoi o potresti e non vuoi per-ché sei permaloso e, per consolarti, guardi nelle mutande per vedere uno che è più depresso di te. Nutrizionalmente depressivo: quando il frigo è vuoto e il massimo che ti senti di fare è cercare il pane secco dei cani ed essere felice che loro accettino di mangiare con te e così risolvi anche il tema ”solitudine”.
……

Per continuare a leggere scarica il PDF del racconto la mia storia di recovery

La linea della non comunicazione

E’ lunedì mattina, e

Sono le otto del mattino alla fermata dei filobus 7

E mi guardo intorno per vedere

come comunica la gente. Al mattino si arriva al policlinico e

Entrano le infermiere,

e si intravede dai loro volti la stanchezza della

nottata di guardia.

Andando avanti siamo a Largo Garibaldi dove

C’è una miriade di gente

Da ogni paese che entrano

Per andare a loro volta

A lavorare ed è già stanca di primo mattino.

Come dimenticare i giovani che vanno a scuola, e che

Scrivono per la loro indole

adolescenziale sui sedili

e che comunicano i loro stress amorosi o bullisti.

Ed ecco la fermata dietro

La Ghirlandina e vedo salire

un gruppuscolo di anziani che

vanno al mercato e parlano in dialetto dei

belli e cattivi tempi .

A palazzo dei Musei eccola quella

masnada di controllori in crca di portoghesi

E che neanche loro c’hanno voglia di fare multe.

“ Prossima Fermata Autostazione “ e la gente che va

a scuola, chi al lavoro e chi va al mercato: si salutano.

Poesia di Ahmed

Stella Polare

Stella polare, stella del nord.

Da questa terra martoriata,

fammi emigrare.

Da questa guerra fammi andare.

Da questa fame e malattia

endemica fammi volare.

Dalle montagne, al deserto,

ai barconi in alto mare.

In Italia fammi arrivare,

come rifugiato fammi meravigliare.

In una scuola fammi studiare e

in una fabbrica fammi lavorare,

perche ho una famiglia da sfamare.

Poesia di Ahmed